LXXXII

By Giovanni Boccaccio

Dietro al pastor d'Ameto alle materne

ombre scendea quel che ad Agenòre

furtò la figlia, quella il cui valore

nei mur troiani ancora si discerne,

quando tal donna, quale ad Oloferne

con tristo augurio si arse il fero core,

m'apparve, accesa con quello splendore

ch'è terza luce nelle rote eterne.

E femmi tal, vezzosa riguardando,

qual fé Cupido la figlia di Belo,

stando ella attenta e Enea ragionando.

Laond'io ardo, e ardendo del gelo

che sentì Biblis temo, imaginando

che 'l vestir bruno e il candido velo

non la faccia crudel ovvero onesta,

oltre el disio che per lei mi molesta.