LXXXII

By Guittone d'Arezzo

Non mi disdico, villan parladore,

a quello intendimento che ditt'hai;

or como crederia che 'n te valore

di fine amante e amor fosse già mai?

Ch'ogn'altra fina cosa è di te fore,

e la contrara parte regna assai;

ma disdicomi a ciò che m'è dolore

crudel di morte il dimando che fai,

cioè ch'io t'ami. Or come amar poria

cosa, che di tutto è dispiacente,

con tu se'? Mad eo ragion è ti dia

odiar a morte; ed il fo coralmente.

Tu però mi dispregi, e villania

mi dice assai la tua bocca, che mente.