LXXXII

By Lorenzo de' Medici

Se con dolce armonia due istrumenti

nella medesma voce alcun concorda,

pulsando l'una, rende l'altra corda

per la conformità, medesmi accenti.

Così par dentro al mio cor si risenti

l'imago impressa, a' nostri sospir sorda,

se per similitudin si ricorda

del viso, ch'è sopra l'umane menti.

Amor, in quanti modi il cor ripigli!

Ché fuggendo l'aspetto del bel viso,

d'una vana pittura il cor pascendo,

o che non vegghino altro i nostri cigli,

o che il pittor già fussi in paradiso,

lei vidi propria: or va' d'Amor fuggendo!