LXXXII

By Pietro Bembo

Caro sguardo sereno, in cui sfavilla

quanta non vide altrove uom mai bellezza,

parlar saggio, soave, onde dolcezza

non usata fra noi deriva e stilla,

solo di voi pensando si tranquilla

in me la tempestosa mente, avezza

mirarvi, udirvi, e, ciò più ch´altro apprezza,

lodando Amor, che col suo strale aprilla.

Amor la punse, e poi scolpio l´adorna

fronte e i begli occhi, e scrisse le parole

dentro nel cor via più che ´n petra salde;

perch´ella, com´augel, ch´a parte vole

ond´ha suo cibo, a lor sempre ritorna

con l´ali del desio veloci e calde.