LXXXIII – Testi
Ronchi, tu forse a piè de l'Aventino
O del Celio or t'aggiri. Ivi tra l'erbe
Cercando i grandi avanzi e le superbe
Reliquie vai de lo splendor latino.
E fra sdegno e pietà, mentre che miri
Ove un tempo s'alzar templi e teatri,
Or armenti muggir, strider aratri;
Dal profondo del cor teco sospiri.
Ma de l'antica Roma incenerite
Ch'or sian le moli, a l'età ria s'ascriva:
Nostra colpa ben è ch'oggi non viva
Chi de l'antica Roma i figli imite.
Ben molt'archi e colonne in più d'un segno
Serban del valor prisco alta memoria;
Ma non si vede già, per propria gloria
Chi d'archi e di colonne ora sia degno.
Italia, i tuoi sì generosi spirti
Col dolce inganno ozio e lascivia han spenti.
E non t'avvedi, misera, e non senti
Che i lauri tuoi degeneraro in mirti?
Perdona a i detti miei. Già fur tuoi studi
Durar le membra a la palestra, al salto;
Frenar corsieri; in bellicoso assalto
Incurvar archi, impugnar lance e scudi.
Or, consigliata dal cristallo amico,
Nutri la chioma, e te l'increspi ad arte;
E ne le vesti, di grand'or cosparte,
Porti de gli avi il patrimonio antico.
A profumarti il crine Assiria manda
De la spiaggia sabea gli odor più fini;
E ricche tele, e preziosi lini,
Per fregiartene il collo, intesse Olanda.
Spuman ne le tue mense, in tazze aurate,
Di Scio pietrosa i pellegrini umori;
E del Falerno, in su gli estivi ardori,
Doman l'annoso orgoglio onde gelate.
A le superbe tue prodighe cene
Mandan pregiati augei Numidia e Fasi;
E fra liquidi odori, in aurei vasi,
Fuman le pesche di lontane arene.
Tal non fosti già tu quando vedesti
I Consoli aratori in Campidoglio,
E tra ruvidi fasci, in umil soglio
Seder mirasti i dittatori agresti.
Ma le rustiche man che dietro al plaustro
Stimolavan pur dianzi i lenti buoi,
Fondarti il regno, e gli stendardi tuoi
Trionfando portar dal borea a l'austro.
Or di tante grandezze appena resta
Viva la rimembranza: e mentre insulta
Al valor morto, a la virtù sepulta,
Te barbaro rigor preme e calpesta.
Ronchi, se dal letargo in cui si giace
Non si scuote l'Italia, aspetti un giorno
(Così menta mia lingua) al Tebro intorno
Accampato veder il Perso o 'l Trace.