LXXXIII

By Domenico di Giovanni

Vorrei, che nella camera del Frate

Fussimo un dì colle coltella in mano;

Se non ch'io griderò a Nipozzano,

Che le porte d'Arezzo fien serrate;

Quanti dì, quante notti son passate

Pure aspettando, ed io aspetto in vano;

Sommi recato pur la penna in mano

Scrivendo a te quarantaduo cartate.

Di quei Pisan, che pagar la gabella

Quando gli entraron dentro a quella chiusa;

Non ti si fa per or cotal novella;

Ma fa che tu di ciò, non sii Medusa;

Anzi fa che si menin le mascella

Nel modo proprio, che costassù s'usa.

Ser Bernardo ciò usa,

Che 'n questa scritta fa: fa collo stocco

A cui l'Orgagna dice: ti dò rocco.