LXXXIII

By Francesco Beccuti

Qual temeraria mano imitar vuole

la più bell'opra che Natura stessa

mai fabbricasse e non potria senz'essa

riformar più l'alte bellezze sole?

chi la luce ritrar del mio bel sole,

se lunge abbaglia e strugge chi s'appressa?

Amor che l'ha dentro al mio core impressa,

or ne va cieco e del suo ardir si duole.

Ritornerebbe al secol nostro indarno,

per trarne esempio, di Zeusi l'ingegno

con gli altri ch'ebber fama di quell'arte:

solo il pittor che Sorga onora ed Arno,

dal ciel disceso, ne ritrasse in carte

e questa Laura e quella in un disegno.