LXXXIII

By Giovanni Alfonso Mantegna

Febo, s'ancor del vago, amato alloro

ti cale, ascond'i chiari raggi ardenti;

apri la tomba ai furiosi venti,

Eolo, che turbin questo e 'l sommo coro;

Giove, che 'n cigno, in tauro, in pioggia d'oro

non ti sdegnasti d'ingannar le genti,

fulmina, tuona e piovi, ond'i torrenti

lontan s'allaghin dagli alberghi loro;

poiché la gloria de la nostra etade,

ch'or tra noi siede e da purgati inchiostri

è celebrata per ciprigna dea,

lascia la Muse e le belle contrade

e ne va a' boschi, a le sampogne, ai mostri,

per farsi, ohimè, selvaggia Galatea!