LXXXIII

By Giovanni Boccaccio

S'io veggio il giorno, Amor, che mi scapestri

de' lacci tua, che sì mi stringon forte,

vaga bellezza né parole accorte

né alcun altri mai piacer terrestri

tanto potranno, ch'io più m'incapestri

e mi rimetta nelle tua ritorte:

avanti andrò, fin che venga la morte,

pascendo l'erbe per gli luoghi alpestri.

Tu m'hai il cibo, il sonno e il riposo

e il parer uom fra gli altri e il pensiero

tolto, che io di me aver devrei,

e ha'mi fatto del vulgo noioso

favola divenire; ond'io dispero

mai poter ritrovar quel ch'io vorrei.