LXXXIII

By Giovanni Prati

Non gemma oriental fregia il tuo volto,

ninfa, che nulla senti e nulla vedi,

marmorea ninfa, che ad albergo hai tolto

quete brune muscose eremi sedi.

Di roseo lume è il tuo bel corpo avvolto;

carezzati da fresca onda i tuoi piedi;

te chiaman l´aure; e da stupor son còlto,

se già le chiome ai zeffiri non cedi.

Te venturosa, perché sei di sasso,

né udir t´incontra né parlar d´amore,

scelerato ludibrio in questa riva!

Anch´io, beata, d´ascoltar son lasso

ciò che turba la mente e affanna il core.

E piacemi dir questo a te non viva.