LXXXIII

By Giusto de' Conti

Tanto m'ingombra Amor, tanto m'affanna

Sotto il gran peso dell'antica arsura,

Che, come Circe già con sua pastura,

Dell'intelletto il mio vedere appanna.

Ben veggio l'esca ascosa, che m'inganna,

Al gusto dolce fuor d'ogni misura:

Ma par che mi trasmuti di natura

Medusa, che a seguirla mi condanna.

Il filo è rotto, ond'io regger solea

Nell'ampio laberinto il cieco passo,

Sì che giamai non spero uscirne in vita.

Non mi val di Ariadna, in ch'io credea,

L'alto consiglio: ond'io dubioso et lasso

Vo palpitando per la via infinita.