LXXXIII

By Auteur inconnu

Guardate al cielo, il ciel creò costei

giovane, ricca e bella:

Civale madre e dea degli altri dèi,

come ’l sol rende luce ad ogni stella

e ’l mar dà l’acqua all’acque.

Diciàn che questa è quella

ch’ogni cosa da lei vivendo nacque.

La veste e la corona in fronte mostra

l’erbe, le piante e regni:

ove è ’l principio della morte vostra.

Di qui nascono e gaudii e pianti e sdegni

delle turbe mortale.

E lei par che c’insegni

che quel che segue il ben non può aver male.

Primavera, autunno, state e verno,

queste voltanvi le rote.

Mostrono il carro del solar governo

i corivanti armati e seggie vòte.

Sangue, peste, e battaglie

l’universo percuote.

Né può d’alto cadere quel che non saglie.

A te, fanciullo amato da costei,

dimostra frutti e fiori,

che Febo toglie e dà sopra di lei;

e questi fèr leon, gli agricultori,

e divin sacerdoti,

a tempii espositori

di sante legge, sacrifici e vóti.

Così, diversi fin, diversi effetti.

Vane e contrarie cose

par che la terra crear si diletti:

ma quanto piú suo’ secreti nascose

dobbiàn cercar sapere,

perché tutte le cose

si bramon piú che è difficile avere.

Or questa moltitudin de’ viventi

che gli giron dintorno

saran di vita in breve tempo spenti.

Ma nuove gente ci faran ritorno:

così principio e fine

verrà di giorno in giorno

sinché ’l ciel s’empierà d’alme divine.