LXXXIV – Testi

By Giacomo Leopardi

Già de la maga amante

L'incantata magion lasciata avea

A più degni pensier Rinaldo inteso;

E su pino volante

De l'indico ocean l'onda correa,

A tutt'altri nocchier cammin conteso.

Ma de l'incendio acceso

Restava ancor ne l'agitata mente

Del cavalier qualche reliquia ardente.

Ei ne l'amata riva,

Che di lontan fuggia, non senz'affanno,

Tenea lo sguardo immobilmente fiso.

Di colei che mal viva

Abbandonò pur dianzi, Amor tiranno

Li figurava ognor presente il viso:

Onde a lui, che conquiso

Per desio, per pietà si venia meno,

Più d'un caldo sospiro uscia dal seno.

Ma con ricordi egregi

Ben tosto incominciò del cor turbato

L'amico Ubaldo a tranquillargli i sensi.

O progenie di regi;

Terror del Trace; a cui riserba il fato

Tutti d'Asia i trofei; che fai? che pensi?

Frena quei mal accensi

Sospir che versi; e pria ch'acquisti forza,

La fiamma rinascente affatto ammorza.

Se credi al vulgo insano,

Amor è gentil fallo in cor guerriero,

E gran scusa a peccar è gran bellezza:

Ma consiglio più sano

Somministra virtute. Ella il pensiero

Con rigor saggio a più degn'opre avvezza.

Non è minor fortezza

Il rintuzzar di duo begli occhi il lampo,

Ch'il debellar di mille squadre un campo.

Che val condursi avanti

Al carro trionfante, in lunga schiera,

Incatenate, le provincie e i regni;

Mentre che ribellanti

S'usurpino del cor la reggia intera,

Mal grado di ragione, affetti indegni?

S'in te stesso non regni,

Se soggetta non rendi a te tua voglia,

Guerrier non sei, se non di nome e spoglia.

Sovra il lucido argento

De le porte superbe impresse Armida

Di famoso campion l'arme e gli amori.

Con cento legni e cento

Fende il leucadio seno; e non diffida

Piantar in riva al Tebro egizi allori:

Ma fra i bellici orrori,

In poppa che di gemme e d'or riluce,

L'adorata beltà seco conduce.

Con l'armata latina

Cozzan del Nilo i coraggiosi abeti:

Pari è il valor, e la vittoria è incerta.

Ma la bella reina,

Ch'atro mira di sangue il seno a Teti,

Volge i lini tremanti a fuga aperta:

E dietro a l'inesperta

E timida compagna Antonio vola;

E l'imperio del mondo Amor gl'invola.

Or qual darti poss'io

Di traviato cor più vivo esempio,

Di quel ch'a te l'idol tuo stesso espresse?

Te cerca il popol pio,

Te chiama a liberar dal tirann'empio

La sacra tomba, e le provincie oppresse:

E, quasi in obblio messe

La fe, la gloria, in vil magion sepolto

Tu resterai, idolatrando un volto?

Aspra, Rinaldo, alpestra

È la via di virtù: da' regni suoi

Vezzi, scherzi e lascivie han bando eterno.

Accoppia a forte destra

Anima continente; e i prischi eroi

Scemi di gloria in tuo paraggio i' scerno.

Quell'è valor superno

Ch'in privata tenzon col proprio affetto

Sa combattendo esercitare un petto.