LXXXIV – Testi
Già de la maga amante
L'incantata magion lasciata avea
A più degni pensier Rinaldo inteso;
E su pino volante
De l'indico ocean l'onda correa,
A tutt'altri nocchier cammin conteso.
Ma de l'incendio acceso
Restava ancor ne l'agitata mente
Del cavalier qualche reliquia ardente.
Ei ne l'amata riva,
Che di lontan fuggia, non senz'affanno,
Tenea lo sguardo immobilmente fiso.
Di colei che mal viva
Abbandonò pur dianzi, Amor tiranno
Li figurava ognor presente il viso:
Onde a lui, che conquiso
Per desio, per pietà si venia meno,
Più d'un caldo sospiro uscia dal seno.
Ma con ricordi egregi
Ben tosto incominciò del cor turbato
L'amico Ubaldo a tranquillargli i sensi.
O progenie di regi;
Terror del Trace; a cui riserba il fato
Tutti d'Asia i trofei; che fai? che pensi?
Frena quei mal accensi
Sospir che versi; e pria ch'acquisti forza,
La fiamma rinascente affatto ammorza.
Se credi al vulgo insano,
Amor è gentil fallo in cor guerriero,
E gran scusa a peccar è gran bellezza:
Ma consiglio più sano
Somministra virtute. Ella il pensiero
Con rigor saggio a più degn'opre avvezza.
Non è minor fortezza
Il rintuzzar di duo begli occhi il lampo,
Ch'il debellar di mille squadre un campo.
Che val condursi avanti
Al carro trionfante, in lunga schiera,
Incatenate, le provincie e i regni;
Mentre che ribellanti
S'usurpino del cor la reggia intera,
Mal grado di ragione, affetti indegni?
S'in te stesso non regni,
Se soggetta non rendi a te tua voglia,
Guerrier non sei, se non di nome e spoglia.
Sovra il lucido argento
De le porte superbe impresse Armida
Di famoso campion l'arme e gli amori.
Con cento legni e cento
Fende il leucadio seno; e non diffida
Piantar in riva al Tebro egizi allori:
Ma fra i bellici orrori,
In poppa che di gemme e d'or riluce,
L'adorata beltà seco conduce.
Con l'armata latina
Cozzan del Nilo i coraggiosi abeti:
Pari è il valor, e la vittoria è incerta.
Ma la bella reina,
Ch'atro mira di sangue il seno a Teti,
Volge i lini tremanti a fuga aperta:
E dietro a l'inesperta
E timida compagna Antonio vola;
E l'imperio del mondo Amor gl'invola.
Or qual darti poss'io
Di traviato cor più vivo esempio,
Di quel ch'a te l'idol tuo stesso espresse?
Te cerca il popol pio,
Te chiama a liberar dal tirann'empio
La sacra tomba, e le provincie oppresse:
E, quasi in obblio messe
La fe, la gloria, in vil magion sepolto
Tu resterai, idolatrando un volto?
Aspra, Rinaldo, alpestra
È la via di virtù: da' regni suoi
Vezzi, scherzi e lascivie han bando eterno.
Accoppia a forte destra
Anima continente; e i prischi eroi
Scemi di gloria in tuo paraggio i' scerno.
Quell'è valor superno
Ch'in privata tenzon col proprio affetto
Sa combattendo esercitare un petto.