LXXXIV

By Giacomo Lubrano

Di Pellegrino Monte erte ruine

Reggie già fur di romitella Rosa,

che de l'Amor divin Vergine sposa,

di vive stelle imporporò le spine.

Flebili i sassi in tenerezze alpine

serban di sì bel fior l'ombra odorosa;

e gocciolando van pioggia pietosa,

onde la Fede se n'imperli il crine.

Di liquidi prodigii alto lavoro

forma ogni stilla, e l'umida spelonca

più che il Cile e 'l Pegù, tutta è tesoro.

Eco di glorie vi susurra, e tronca,

– Godi – dice a l'Oreto. – Io cangio in oro

ricca a gli argenti tuoi la Patria Conca. –