LXXXIV

By Giovanni Prati

Con quel dolor che a ricordar si sente,

e a far parole fra un sepolto e un vivo,

ombra del padre mio, come sovente

mi stai dinanzi quand´io penso e scrivo!

Tu mi spargi dal volto un chiaror divo,

che fa il seren nella mia stanca mente;

tu mi piangi pei cari onde son privo,

già teco ascesi a la beata gente.

Io penso al tenue lare, a la nemica

fortuna nostra, a la gentil costanza

e a l´umil gloria della tua fatica.

E voci ascolto d´immortal consiglio,

e in te mi specchio; e con la tua speranza,

ombra soave, il mio cammin ripiglio.