LXXXIV

By Giusto de' Conti

Se la memoria dei passati affanni,

Che mi stan sì confitti in mezo il core,

O per mia sorte, o per pietà d'Amore,

Mi fusse tolta, o per virtù degli anni,

Un tal riguardo avrei da i nuovi inganni,

Dall'un fuggendo, et poi dall'altro errore,

Ch'io ne farei del gran tormento fore,

Che par che a pianger sempre mi condanni.

Ma pria cascaran dal ciel le stelle,

Che in l'alto laberinto l'uscio trove,

Che non mi annode a più possente laccio.

Così convien, che sempre rinovelle

Amore in me, con sue vaghezze nove,

L'antica febre o d'uno in altro impaccio.