LXXXIV

By Iacopo Sannazaro

Qual chi per ria fortuna in un momento

sotto grave ruina oppresso geme,

che, da' vivi e dal mondo tolto inseme,

fra se stesso consuma il suo lamento,

tal, qualor dopo 'l danno io mi risento

sotto il peso amoroso, il qual mi preme,

ricorro, lasso, a le querele estreme

e senza frutto piango il mio tormento.

Non veggio onde al mio mal soccorso omai

sperar mi possa. O mia perversa sòrte,

a che spietato fin condotto m'hai!

Alma, benché 'l partir sia duro e forte

cerca pur una volta uscir di guai,

ché men dole il morir che aspettar morte.