LXXXIX

By Giusto de' Conti

Tutto il quarto anno il cielo ha già rivolto,

Et già del quinto scalda il mezo Apollo

Dal dì, che io porto il grave giogo al collo,

Che all'ultimo dì sol me sarà tolto.

Et nella rete di Cupido avolto

Tremo l'estate, et quando inverna io bollo,

Pur senza una fiata anco dar crollo

Dall'aspro giogo, ond'io mai non sia sciolto.

Ma ben porrò sì carco andar mille anni,

Et altretanto stretto al fiero laccio,

Tremando, ardendo, calcitrando invano:

Ma non sì che dì et notte, come or faccio,

Per far pietosa, indarno io non m'affanni,

La cruda sopra ogni altra et bella mano.