LXXXIX

By Auteur inconnu

Varie son le nostre voglie,

vari gusti e vari effetti,

vari piaceri e diletti,

vari affanni e varie doglie.

Ècci alcun che segue amore,

e chi roba, fama o stato;

alcun tien pudico il core,

altri vuole esser amato.

Tutto il mondo è variato,

pomi e piante ed animali;

vari i beni e vari i mali:

ma del mondo n’ha piú chi piú ne toglie.

Noi, con lacci, uccelli e cani,

sì cerchiàno nostra quiete;

di pagoni, starne e fagiani

sempre abbiam piene le rete.

Se accettar voi ne volete,

resterénvi anche obbligati:

ché servi e stiavi siam di chi ne toglie.

Questi qui stimorno in aria,

di lor vita esser sicuri.

Perché ’l cielo gridando varia

e non vuol che nulla duri,

ma l’un l’altro il viver furi:

come fu lor trista sorte,

fra piaceri s’ascose morte:

ché l’angue sempre sta fra fiori e foglie.

Questo esiglio vi dimostra

che l’un l’altro si rovina,

e passiam la vita nostra

con richiami e con rapina,

di dì in dì cangiando stato,

ora lieto or disperato:

ma ciascun quel che semina raccoglie.

Già risuonan le montagne,

e piú tempo s’è udito

cose sontuose e magne

del felice e bel convito:

come qui s’è unito

Pandolfini insieme a Dei:

e però preghiam gli dèi

che faccin lieti il marito e la moglie.