LXXXV

By Giovanni Boccaccio

Quand'io riguardo me, vie più che 'l vetro

fragile, e gli anni fuggir com'il vento,

sì pietoso di me meco divento,

che dir nol porria lingua non che metro,

piangendo il tempo, ch'ho lasciat'arietro

mal operato, e prendendo spavento

de' casi, i quai talora a cento a cento

posson del viver tormi il cammin tetro.

Né mi può doglia, per ciò, né paura

la vaga donna trarmi della mente,

dov'Amor disegnò la sua figura.

Per che, s'io non m'inganno, certamente

la fine a quest'amor la sepultura

darà, e altro no, ultimamente.