LXXXV

By Giovanni Prati

Nell´ora che il soave Espero ascende

e di molle candor l´etere imbianca,

e dal torbido mondo a sé si rende

la soletta pensosa anima stanca,

sclamo: — In che parte, o mie nomadi tende,

avrete posa un dì libera e franca? —

E di là da quel dolce astro che splende

sento la patria, che qua giù mi manca.

Ché di là da quel dolce astro hanno sede

de´ miei cari gli spirti e quelle muse,

che a me lasso, sin qui, stettero in fede;

e la mia pace or più che la mia fama,

fuor da queste maligne ombre confuse,

di là da quel romito astro mi chiama.