LXXXV

By Giusto de' Conti

Amor, mia stella, et l'aspre voglie e tarde

Di lei, che del mio mal sì poco cura,

Mi fanno ad ogni or guerra: Amor mi fura

Il cor, pur disiando quel che m'arde.

Fortuna altro giamai par che non guarde,

Se non che l'alma mia non sia sicura;

Et la spiatata voglia acerba et dura

Par che ogni mia speranza a venir tarde.

Che poss'io più : volendo il Signor mio,

E il ciel, che armato contra me s'ingegna,

Durando al cor feroce il pensier rio?

La mente fra gli oltraggi si disdegna,

Onde, a dispetto, segue quel disio,

Che in tutto a mia salute disconvegna.