LXXXV
Tutti siàn mastri d’occhiali
de’ perfetti e naturali.
Vari occhiali con noi abbiàno
d’ogni vista e d’ogni etate;
volentier l’arte ’nsegnàno
a pulzelle e maritate
e a vedove velate
ch’imparar vuol far gli occhiali.
Se ci fussi qualche putto
che volessi anche ’mparare,
insegnerègli l’arte in tutto:
prima i corni dirizzare,
poi segagli e trapanare,
fin che sappi far gli occhiali.
Perché fatti son per arte
negromantica e’ pianeti
di Mercurio, Giove e Marte,
sughi d’erbe e be’ segreti,
fanno gli uomini discreti
quando aopron tali occhiali.
No’ mettiàno il corno in molle,
perché poi meglio si piega;
così stando, le midulle
quivi getta e poi si sega;
po’ ’l puliàno e sí si lega
drento al vetro e sono occhiali.
Dell’età trenta e quaranta
questi son de’ cristallini;
e quest’altri da cinquanta
a sessanta, netti e fini;
a settanta son vicini,
donne, questi grand’occhiali.
Chi ha marito che sie vecchio
e geloso, gli bisogna
certi occhial ch’abbin di specchio
ne’ qua’ veggon lor vergogna:
fan far lor come chi sogna,
quand’agli occhi ha tali occhiali.