LXXXVI

By Giacomo Lubrano

Balli di gioia, o palpiti di pena,

mostra con l'ondeggiar mobile il tetto

ove Ignazio cangiando in Campo il letto,

di pentito Guerriero apre la scena?

Scorre da le sue piaghe la nobil vena

a le glorie d'un Dio il sangue eletto.

Ne ride il Cielo, e l'infernale Aletto

smania per doglia, e l'Erebo scatena.

Sì si traballi troppo angusto il suolo

a chi d'empiree mine ha il cor fecondo

da sbalzar sù tutta la Terra a volo.

Al fulmine d'un bronzo furibondo

cadde, e risorse; e seppe a un colpo solo,

resa una Rocca, edificare un Mondo.