LXXXVI

By Giovanni Alfonso Mantegna

Il foco, che già m'arse insin agli ossi

ne la città che 'l bel Tesin onora,

non men mi cuoce ancora

lontan da voi, che se vicin vi fossi.

Il gel, che m'agghiacciava a dramma a dramma

presso mirando nel sereno viso,

benché da lui diviso,

opra 'l medesimo in me come la fiamma.

Qual fui tal son, così sarò in eterno

servo vostro fedel, né 'l mio morire

potrà questo finire,

sia al mondo, in paradiso, e ne lo inferno!