LXXXVI
Il foco, che già m'arse insin agli ossi
ne la città che 'l bel Tesin onora,
non men mi cuoce ancora
lontan da voi, che se vicin vi fossi.
Il gel, che m'agghiacciava a dramma a dramma
presso mirando nel sereno viso,
benché da lui diviso,
opra 'l medesimo in me come la fiamma.
Qual fui tal son, così sarò in eterno
servo vostro fedel, né 'l mio morire
potrà questo finire,
sia al mondo, in paradiso, e ne lo inferno!