LXXXVI

By Giovanni Prati

Il tempo, a foggia di corsier, ci fura

da la cuna, e ci porta al negro avello;

e il tratto della via che manco dura,

l´allegra gioventù, certo è il più bello.

Segue agli ameni dì tedio e paura,

o ascose furie che ci dan martello,

o quel tacito andar per notte oscura,

stanchi, senza veder segno d´ostello.

Quasi al mio fin mi giova ir di galoppo,

e già tolto d´arcioni esser vorrei

pria che scendan su me gli ultimi verni.

Nocque a tutti nel mondo il viver troppo;

e sin credo che noccia anco agli dèi,

là nel gelido ciel, vivere eterni.