LXXXVI

By Pietro Bembo

Quando ´l mio sol, del quale invidia prende

l´altro, che spesso si nasconde e fugge,

levando ogni ombra, che ´l mio bene adugge,

vago sereno agli occhi miei risplende,

sì co´ suoi vivi raggi il cor m´accende,

che dolcemente ei si consuma e strugge,

e come fior, che ´l troppo caldo sugge,

potria mancar, che nulla ne ´l difende.

Se non ch´al suo sparir m´agghiaccio, e poi

con vista d´uom, che piange sua ventura,

passo in una marmorea figura.

Medusa, s´egli è ver, che tu di noi

facevi petra, assai fosti men dura

di tal, che m´arde, strugge, agghiaccia e ´ndura.