LXXXVII

By Francesco Beccuti

Donna, di cui nel viso i gigli e l'ostro

mostran ch'è di sue grazie a voi cortese

l'alto del ciel motor, che a farvi intese

di beltà, di vaghezza inclito mostro,

se l'aure, onde ha principio il nome vostro,

fermano il corso a rimirarvi intese

e, dal vostro splendor subito accese,

incendon l'aria e 'l bel paese nostro,

qual meraviglia pur, se mille e mille

uomini illustri al sol guardare intenti

il lampeggiante sol de' bei vostri occhi,

sembrano scogli e tai spargon faville

che han forza d'infiammar le nevi algenti?

Cessin da lo stupor, cessin gli sciocchi.