LXXXVII

By Pietro Bembo

O superba e crudele, o di bellezza

e d´ogni don del ciel ricca e possente,

quando le chiome d´or caro e lucente

saranno argento, che si copre e sprezza,

e de la fronte, a darmi pene avezza,

l´avorio crespo e le faville spente,

e del sol de´ begli occhi vago ardente

scemato in voi l´onor e la dolcezza,

e ne lo specchio mirerete un´altra,

direte sospirando: – eh lassa, quale

oggi meco penser? perché l´adorna

mia giovenezza ancor non l´ebbe tale?

A questa mente o ´l sen fresco non torna?

Or non son bella, alora non fui scaltra .-