LXXXVII
In questo abito onesto amanti siamo:
in disgrazia del cielo amato abbiamo.
Amor, con isperanza e fé, che vale
a chi pone i suo’ amori
negli ostinati cori?
Quant’è valuto a noi pianto immortale?
Non si può dir amor se non è quale:
e noi infelici e miseri scontenti,
fiume e mar di lamenti,
dalle Diane vostre siamo odiati.
Molt’anni abbiam passati
spronando amore in vano al bene, al male,
vie dal corso fatale:
e mentre che con questo cicaliamo,
lacrime e versi seminando andiamo.
Belle madonne, piatose e grate
eran le nostre donne,
che le fredde colonne
si sarien prima addolcite e piegate:
ma piú forza ma mercé che la beltate.
Misero è chi di donne divien preda,
che mai segno alcun veda,
che ’l suo amor da noi sia caduto.
Oh Dio! il tempo perduto
è quel che cruccia l’anime dannate;
e le voglie negate
son cagion d’ogn’errore e noi il sappiamo:
e sol col pianto il duol nostro sfoghiamo.