LXXXVII
Se cipresso vegg’io per me la fronde
per cui cantando a gloria alta si viene,
se Cocito per me fatto Hippocrene,
né Phebo più m’ascolta e mi risponde,
Spina, onde Flora ha nove rose, ed onde,
qual per lo giglio suo, cara si tiene,
che posso io dir? Non ben morte sostiene
che le mie carte altro che pianto inonde.
Già potrai mover tu cor aspro e reo
di fera, sia pur ella hircana o maura:
sì bene Amore i suoi seguaci informa.
Tal è, qual sempre fu, chi sul Peneo
pianse il suo lauro; né smarrita è l’orma
ch’a gli amanti mostrò di Bice e Laura.