LXXXVIII

By Giovanni Alfonso Mantegna

Dolce, acceso, amoroso pensier mio,

che dal pi` vago e pi` pregiato oggetto

mandi l'idea al già stanco intelletto

e rappresenti in sogni il bel desìo,

non pi` dagli occhi un lacrimoso rio,

né sospir gravi ad infiammarmi il petto

sian da te mossi, e per l'altrui difetto

te stesso non voler porre in oblìo.

A me, sola mortal, caduca vita,

priva del sacro angelico sembiante,

fia il sospirar e 'l lagrimar sovente:

te di questa a me cruda dipartita,

tra' pi` infelici un sol felice amante

esser io veggio, ché gli sei presente.