LXXXVIII

By Ludovico Leporeo

Son vostro servidor, Signor mio caro,

E per mia fé schiavo lacchè, staffiero;

Padron natio, Principe mio primiero,

Vi servo, osservo e snervo, e 'l cor mi sparo.

Farò, per farvi prò, non che il somaro,

Il Momo, il gentil uomo, e 'l giardiniero,

Porrò l'ali ai stivali e andrò leggiero

Oltra i Rifei, sovra i Scillei del Faro.

Con gran cufezza Vostra Altezza ammiro,

Vostra Eccellenza ed Eminenza onoro,

E col cappello in man lontan vi miro.

Voi mi dite: “Servite con decoro;

Sfoggiate e corteggiate con desiro,

Ma non chiedete mai monete d'oro”.