LXXXVIII

By Pietro Bembo

Sogno, che dolcemente m´hai furato

a morte e del mio mal posto in oblio,

da qual porta del ciel cortese e pio

scendesti a rallegrar un dolorato?

Qual angel hai là su di me spiato,

che sì movesti al gran bisogno mio?

scampo a lo stato faticoso e rio,

altro che ´n te non ho, lasso, trovato.

Beato se´, ch´altrui beato fai:

se non ch´usi troppo ale al dipartire,

e ´n poca ora mi tôi quel che mi dai.

Almen ritorna, e già che ´l camin sai,

fammi talor di quel piacer sentire,

che senza te non spero sentir mai.