LXXXVIII

By Agnolo Firenzuola

Pastor, che già potevi esser beato

Lungo le rive del bell'Arno, e d'ogni

Grazia ripien, ch'aver par ne bisogni

A viversi in un dolce e allegro stato;

A che venisti, scempio, al steril Prato,

Per pascer d'erbe il gregge, o pur di sogni?

Fuggi, fuggi lontan, se non agogni

Te povero veder, lui consumato.

Ché se ti si mostrò talor amica

La bella ninfa tua, e 'n leggier doni

Guiderdonò pur qualche tua fatica;

Guarda ora il fin, mira con che saponi

Ti lava il volto questa tua nimica.

Ch'Amore e mezzo agosto gliel perdoni.