LXXXVIII

By Benvenuto Cellini

L'epitaffio son io, quest'altro è il vaso

in cui di Marte è riposto il figliuolo;

ei che tien l'ossa è avventuroso e solo:

io son felice a raccontarvi el caso.

Mentre empie di stupor l'orto e l'occaso

quel che qui giace, ed ei da polo a polo,

per torre a Italia il servil pianto e 'l duolo,

col cenere invitto è qui rimaso.

Presso al Po il tedesco ferro estinse

il tremendo e magnanimo Giovanni,

a cui lume di onor le tempie cinse.

Ma se Morte era parca de' sua danni,

al mondo facea dir come lo vinse,

correndo glorioso, a ventotto anni.