MARZO

By Emilio Praga

Sull'infanzia dei germi e delle fronde

il marzo sbuffa; alle ospitali gronde,

alle tiepide tane

fa ogni sbuffo assassino

delle speranze dell'april bottino,

e alle rive lontane

caccia un popol di morti e di feriti.

Son sibili e garriti

e fischiate fesse:

fin le tegole anch'esse,

forse per l'abitudine dei nidi,

si credon rondinelle e volan via.

Fra le spighe gli steli e gli arboretti

è un lottar di equilibrio e di scambietti

per non schiantarsi, agli schiaffi potenti

opponendo gli inchini e i complimenti.

E una lepida quercia a una rugosa

sua vicina dicea: “Monna Ghiandosa,

rammentate il seicento?

Fu in maggio, se non erro,

di quell'annata, la maggior tempesta.

Un mio ganzo, un bel cerro,

asfissiato morì nel turbinio,

e noi, bontà di Dio!

siam vive e sane, e brille

toccheremo il duemille!”.

E che pensava il fiorellin divelto

udendo il cicalìo della vegliarda?

Egli, che all'alba ancor non era nato,

morir canuto a sera avea sperato...

nel fango invece a mezzodì giacea,

e dolorando l'anima rendea.

Marzo è nipote di Vulcano e d'Eolo

sopra l'onde sbuffanti e sui metalli.

Oh! ben vengano i venti

a narrarci di cime e di convalli

misteriosi accenti!

Parlateci, o loquaci aure azzurrine,

zeffiri palpitanti!

Date novella a chi spera, a chi lagrima,

ai delusi, agli amanti!

Che il vecchio senta, sfiorandogli il crine,

la primavera in voi!

Che il giovin senta nei novelli effluvii

più baldi i nervi suoi.

Marzo che spargi le siepi di candidi

spruzzi e di macchie vermiglie i giardini,

col mandorlo e il sambuco;

marzo che chiami da' suoi bui cammini

il redivivo bruco;

bel forier dell'aprile!... oh! invia nei cori

le verdi illusioni!

Fa' sbucciar, come dal sambuco e il mandorlo,

fa' sbucciar le canzoni.

E sian canzoni d'avvenir! gli amori!

gli odii, i dolor!... ma nuove!

Sian della neve al par, che dalle vecchie

tettoie si dismuove!

Marzo è la Gioia in culla. È il soavissimo

primo vagito dell'atteso bimbo!

È un vero e una parvenza:

è la tua bella di cui scorgi il nimbo

e attendi la presenza!

Giovinettina dai begli occhi fisi,

pallidi adolescenti,

andate, andate a cogliere le mammole,

e ad ascoltare i venti!

Io, povero poeta ai vostri visi

unir non posso il mio!...

Cercar non posso al mondo che risuscita

nulla, fuorché l'oblio!