Morte d'Avorio, al Cardinale Sforza.
Signor, non m'aborrite, io son di quella
ch'è d'ogni aspro martìr sommo conforto,
d'ogni umana miseria ultimo porto,
verace imago, orribil sì, ma bella.
E se vive, e se spira, e se favella
avorio muto, e teschio essangue e smorto,
questa è virtù del nobil Fabro accorto,
anzi del vostro aspetto opra novella.
Qual suol da l'angue, ond' esce il tosco e 'l male,
uscir salute; e qual l'altrui ferita
ed apriva e chiudea lancia fatale,
tal può da la memoria in me scolpita,
ben ch'amara e pungente, ogni mortale
trar membrando la morte immortal vita.