NEL BOSCO

By Giovanni Pascoli

Sussurrano le mille aure del bosco:

son mille arcani mormorii nell'onde:

la luna bacia il cipresseto fosco

che con un molle fremito risponde.

Chi mi ricorda il mio dolce villaggio

ove piansi per più d'un abbandono;

ove la luna ha così mesto il raggio

e le campane così mesto il suono?

Tra il verde cupo biancheggiar gli avelli,

le pietre miliar della mia vita,

scorgo: una nenia cantano gli augelli

sacra, ed una velata ombra m'invita.

Fruscia la veste candida, e la mano

sottil m'accenna. I pioppi dànno al vento

il capo tristi, e al passegger profano

strane novelle, e lungo ammonimento.

Dunque il tuo freddo tumulo hai lasciato,

ombra dagli occhi pieni di memoria?

Sei dunque evasa al pallido passato

tu che rileggi la mia tetra istoria?

O sconosciuta, perché qui ritorni

il chiaror della luna a visitare?

Perché il mio cuor riede a' perduti giorni

e desia quello che non può sperare?

Sei tu che passi, o Iole mia, nel bosco,

nel sacro bosco de' ricordi miei?

O cipresseto, o cipresseto fosco,

seco ben tra quell'ombre esser vorrei...

Tra quell'ombre che giacciono oziose

sottessa la tranquilla onda lunare,

sognare, o Iole, le passate cose,

i dolci sogni d'un tempo sognare!

Ma già tre volte cantò il gallo; e scialba,

la luce antelucana il cielo invade:

il ciel sacro alla luna: le contrade

piene di sogni fuggitivi. È l'alba.

Il sol trionfa e i mesti sogni sgombra;

i miei poveri sogni e la mia Iole.

Ell'è fuggita pallida con l'ombra

tra un odor di giacinti e di viole.

Sbocciano umidi i fiori... a me che importa?

a me che importa se il gran Pane un grido

allegro invia de' monti? In altro lido,

lungi, non vede i fiori ella! ella è morta!

A me che importa se il gran sole appare

su' monti e chiama gli uomini al lavoro?

Iole è morta, e il sol non torna a fare

de' suoi capelli una cascata d'oro.