NEL BOSCO
Sussurrano le mille aure del bosco:
son mille arcani mormorii nell'onde:
la luna bacia il cipresseto fosco
che con un molle fremito risponde.
Chi mi ricorda il mio dolce villaggio
ove piansi per più d'un abbandono;
ove la luna ha così mesto il raggio
e le campane così mesto il suono?
Tra il verde cupo biancheggiar gli avelli,
le pietre miliar della mia vita,
scorgo: una nenia cantano gli augelli
sacra, ed una velata ombra m'invita.
Fruscia la veste candida, e la mano
sottil m'accenna. I pioppi dànno al vento
il capo tristi, e al passegger profano
strane novelle, e lungo ammonimento.
Dunque il tuo freddo tumulo hai lasciato,
ombra dagli occhi pieni di memoria?
Sei dunque evasa al pallido passato
tu che rileggi la mia tetra istoria?
O sconosciuta, perché qui ritorni
il chiaror della luna a visitare?
Perché il mio cuor riede a' perduti giorni
e desia quello che non può sperare?
Sei tu che passi, o Iole mia, nel bosco,
nel sacro bosco de' ricordi miei?
O cipresseto, o cipresseto fosco,
seco ben tra quell'ombre esser vorrei...
Tra quell'ombre che giacciono oziose
sottessa la tranquilla onda lunare,
sognare, o Iole, le passate cose,
i dolci sogni d'un tempo sognare!
Ma già tre volte cantò il gallo; e scialba,
la luce antelucana il cielo invade:
il ciel sacro alla luna: le contrade
piene di sogni fuggitivi. È l'alba.
Il sol trionfa e i mesti sogni sgombra;
i miei poveri sogni e la mia Iole.
Ell'è fuggita pallida con l'ombra
tra un odor di giacinti e di viole.
Sbocciano umidi i fiori... a me che importa?
a me che importa se il gran Pane un grido
allegro invia de' monti? In altro lido,
lungi, non vede i fiori ella! ella è morta!
A me che importa se il gran sole appare
su' monti e chiama gli uomini al lavoro?
Iole è morta, e il sol non torna a fare
de' suoi capelli una cascata d'oro.