NELLE NOZZE DELLA PRINCIPESSA
Al chiaror de le tede nuziali
danzar con piè superbo
qui non veggo la gloria
che ghirlanda si fa degli altrui mali:
né quella pur che nella strage esulta,
e dal vulgo bel nome ha di vittoria,
scorgo agitare il brando,
dell'averno evocando
ombre oscure di principi e d'eroi
che allettino a mal far chi vien dappoi.
O Prence, mercé tua, che non provvedi
tali esempi al tuo sangue;
sì che placida sempre
s'agiterà la culla ai nuovi eredi;
né sederà l'Erinne all'origliero
formando ai figli inesorate tempre.
Essi l'orecchio e il core
schiuderanno al dolore,
né pungeranno con patrizie scede
il poverello che per Dio lor chiede.
Godete, o sposi. Là dove di campi
florida striscia s'apre
e purissimo cielo,
già, son anni, correan lividi lampi,
ed il raggio del Sole ottenebrava
della mefitic'aura il crasso velo;
e il viator che ratto
toccò la riva, a un tratto
impallidia per macerante febre,
ed era addotto in breve al dì funebre.
Ma la cara consorte e il fanciulletto,
cui grave il dubbio preme
l'alma fedele, ognora
esploravan da tacito poggetto
giù per l'aspra discesa ogni sentiero:
e spesso un lieto canto in sull'aurora
fingea pietoso inganno
al sollecito affanno:
nel putre flutto egli ingorgava intanto
senza rito benigno e senza pianto.
Indarno all'acque irresolute aperto
faticoso meandro
fu già d'idonee strade
per cenno imperial. - Ben facil merto
a chi le altrui sudate opere abbraccia
del proprio nome e il non suo dritto invade. -
Ma contro i freni insorta
si stendea l'onda morta
silenziosa pel conteso piano,
nuovi danni apportando al gregge umano.
Alessandro or le pigre acque disgombra
dal difficile lago,
ed inerme e privato
dopo tant'anni il gran concetto adombra.
Mentre gli uomini insieme urtansi in guerra
siccome li balestra oscuro fato,
e di seggi e corone
per fredda ambizione
si succia ognora al povero le vene
sotto l'onesto vel di comun bene.
Anima è rara, che del giovin core
i fremiti inquieti
sappia a gentil fiammella
scaldar di gloria e di fraterno amore.
Se virtù nuda di fastosi fregi
apprenda al cor l'insolita favella,
mille svela diletti
di sospirosi affetti;
tal che in due grate lacrime risiede
qual più ne giova desiar mercede.
Coppia gentil, cui di suo dolce spirto
amor soave informa,
io so ben che non falla
messe in gran copia d'afrodisio mirto,
né suoni o feste o luce a' tuoi sponsali.
Come intanto nebbiosa ombra s'avvalla
e fa spiraglio il sole
in tra l'ardue carole
delle raminghe nubi, io tale un riso
veggio passarvi sul commosso viso.
Forse l'amor che ambo vi tragge in mezzo
alla polve del mondo
medita vostra mente?
Forse quel vol che voi franca dal lezzo
di quest'età corrotta? I fiori forse
che sparge ai vostri piè tutta la gente?
O l'insueta calma
che inspirate nell'alma
di chi non prova al mondo altro che noia,
ed or vostra mercé s'apre alla gioia?