Nerone.

By Giovambattista Marino

In alta rocca assiso e ben secura

il Tiranno Latin solo in disparte,

per far scrivendo ne l'età futura

pianger gl'inchiostri, ed arrossir le carte,

poté le patrie imperadrici mura

arse mirar de la Città di Marte,

e prendendo a schernir l'afflitte genti,

rise, e cantò fra le ruine ardenti.

Né contro lei, che generollo al mondo,

men protervo e fellon l'armi converse,

quando l'original fonte fecondo

de' suoi natali investigando aperse.

O rubel di Natura, o mostro immondo

de l'anime più barbare e perverse!

Or in qual tempo udissi, ed in qual loco,

la Madre al ferro dar, la Patria al foco?

Edra così di quella istessa pianta

a cui s'appoggia, e dal cui tronco è retta,

la radice divelle, i rami schianta,

e 'l suo fido sostegno a terra getta.

Così di quella che con cura tanta

l'ha ne le proprie viscere concetta,

Vipera gonfia di mortal veleno

squarcia nascendo ingratamente il seno.

Crudel', ma degni pur d'alcun perdono

foran d'entrambe i casi aspri e funesti,

se non avesse ancor Seneca il buono

il suo tragico eccidio aggiunto a questi.

L'una il ventre ti diede, e l'altra il trono,

latte da l'una, oro da l'altra avesti:

del maestro gentil ti porse l'arte

e precetti in favella, e lodi in carte.

Così rozo villan da le soavi

celle degli orti suoi, mentre che 'ntende

ad arricchirlo di pregiati favi,

scaccia l'api col foco empio, ed offende.

Tal carca di vapor' terreni e gravi

nube, che 'n alto indegnamente ascende,

la faccia di quel Sol lucida e pura,

che da terra l'alzò, copre ed oscura.