NOLI
By Emilio Praga
O armoniosa quiete del villaggio,
balsamo sospirato un anno intiero,
o pace della mia anima, e raggio
del mio pensiero!
Come sei tutta buona e tutta bella,
o ammaliatrice, o santa, o cortigiana!
La tristezza, tua pallida sorella,
è la mezzana;
e io ti stringo, ti mordo, amante offeso
da cento mali, e tu m'intendi e taci:
le tue carezze sono unguento steso,
nettare i baci.
Con te la vita è placida fiumana
che i burroni scordò donde discese:
una farfalla è qui la settimana,
un bimbo il mese.
Era ben mesto, o miei poveri amori,
ché sulla strada, quando son venuto,
mi seguiva un convoglio di dolori
rapido e muto.
Or li ho messi a dormire ad uno ad uno,
distesi, freddi, pallidi, stecchiti:
in verità, non ditelo a nessuno,
li ho seppelliti
nell'orticello pien di aranci e d'ali
dove un bel pozzo invita ad aver sete,
e dove spesso brillano gli occhiali
di qualche prete;
sotto il sagrato, e placidi vi stanno
fra le campane e i cantici latini:
berretti rossi e mezzari vi fanno
da fiorellini.
Dormono lì, né, mutin lune e soli,
a rizapparne andrò la sepoltura;
però, a smarrirli, partirò da Noli
a notte oscura,
poiché sepolti son, ma non son morti:
quando la coltre non sorride al sonno,
tornano ancora, tanto sono accorti,
e tanto ponno!
Bussano ancora alla finestra mia,
e: “Apri, gridano, apri ai vecchi amici;
abbiam pescato nella tenebrìa
rime felici.
Apri, ingrato, ai dolor! siam noi la musa,
l'eterna musa che pel mondo corre;
non è poeta l'uom che ci ricusa,
l'uom che ci abborre”.
Ed io rispondo: “Sirene, Sirene,
tornate a sonnecchiar sotto il sagrato:
siete il vin che mi ha roso e le cancrene
che m'han bruciato!
Oh se il soffrir fosse il retaggio, il motto
dei guerrier della lira e del pensiero,
vi inchioderei sul cor!... ma gli è lo scotto
del mondo intiero!
Andatene, per Dio!”... Li sento appesi
alla parete polverosa e scialba,
urtar le imposte, come ospiti offesi...
Ma spunta l'alba,
e canta il gallo; (il gallo campagnuolo
conserva ancor la leggendaria possa):
i miei dolori tornano al lenzuolo,
dentro la fossa;
e allor comincia la dolce giornata.
Prima son vaghi suoni in lontananza,
qualche canzon furbetta e spensierata,
o il mar che danza;
poi paroluccie tutte vispe e fresche
della cara fanciulla allegra e bella:
torna dall'orto carica di pesche
grembo e scarsella.
Ed io contemplo e scrivo e suggo il buono,
santo licor che il mio pensiero inolia,
e mi muoia il pensier se anch'io non sono
un'arpa eolia!
È rima, è strofa qui tutto che giunga;
fin dai bimbi che all'aria mattutina
portano a passeggiar l'acuta e lunga
tosse ferina.
O Noli, o solitaria pescatrice
tutta cinta di torri e di madonne,
Dio protegga il tuo mar, la tua pendice
e le tue donne!
Le negre donne tue che ritte stanno,
le donne per l'Italia affaccendate,
che prolifican liete un mozzo all'anno
per le fregate!