Orazio Flacco.
Sì, che son io, quel Cigno di Venosa,
quel celebrato Pindaro Latino,
che con vena cantai pura e vezzosa
Lalage, Lice, Lidia, e Ligurino.
Ah non sia sì difforme e vergognosa
agli occhi altrui nel colorato lino
l'effigie mia, come talor la féi
nel cristallo impudico oscena a' miei.