OV'È?

By Giovanni Pascoli

C'è uno di nuovo stamane

su nella casa solitaria.

Dall'uscio leva il muso il cane,

ne odora la vocina in aria.

Eppure fu notte serena!

né l'uscio sui gangheri appena

ciulì...

Non l'hanno (che dicono?) preso

in una ceppa di castagno!

Stanotte si sarebbe inteso

nel gran silenzio quel suo lagno.

Invece nei prati tranquilli

non c'era che il canto dei grilli:

tri... tri...

Non l'hanno comprato alla fiera,

non l'hanno avuto dal convento.

Stanotte per le vie non c'era

che qualche scalpiccìo del vento;

e intorno alle tacite case

poi sola la voce rimase

del chiú.

Le case eran tacite, chiare

le vie; dormiva il cane all'uscio.

In casa egli dovette entrare,

come il pulcino nel suo guscio!

Cadevano stelle celesti,

brillando... Oh! dal cielo cadesti

pur tu!

Dal cielo! Dal cielo! che piove

la guazza su le dure zolle.

Tu sei caduto, e non sai dove,

e giri l'occhio tutto molle.

Non fu la caduta di nulla!

Ma c'era una morbida culla

per te!

Oh! il mondo in cui oggi ti trovi,

del tuo cielo non t'è piú caro!

fai tante rughe! e sempre muovi

la bocca, che ci senti amaro!

Oh! il cielo! il tuo cielo! e ne chiedi

col fievole grido a chi vedi:

ov'è? ov'è?

Ne chiedi ai ragazzi, col giorno

venuti sopra il piè leggieri,

e alle rondini che intorno

passano come lampi neri.

Né piú, tra il bisbiglio e il sussurro,

capisci il tuo cielo d'azzurro

dov'è!

Zitti!... ora non chiede piú nulla:

dov'è, sua madre gliel'ha detto.

A lei lo porser dalla culla;

la mamma se l'è messo al petto.

Oh! ecco il suo cielo infinito!

e piú non si sente il vagito:

ov'è? ov'è?