PARTE NONA

By Giovanni Boccaccio

Sogliono i lieti tempi esser cagione

di dolci versi, canzon mia pietosa,

ma te nella mia grave afflizione

ha tratto amor dell'anima dogliosa

contra natura, né ne so ragione

se non venisse da virtù nascosa,

spirata e mossa dal sommo valore

di nostra donna nel trafitto core.

Costei, sì com'io so, ché spesso il sento,

mi può far nulla e molto da più fare

che io non sono, e quinci l'argomento

della cagion del tuo lungo parlare

credo che nasca, ed io me ne contento

che più da ciò che dalle doglie amare

venuto sia; ma che che si sia stato,

noi siamo al fine da me disiato.

Noi siam venuti al porto, il qual cercando

ora fra scogli ed or per mare aperto,

con zefiro e con turbo navigando,

andati siam, seguendo per lo 'ncerto

pelago l'alta luce e 'l venerando

segno di quella stella, che esperto

fa ogni mio pensiero al fin dovuto,

e fé poi che da me fu conosciuto.

Estimo dunque che l'ancore sieno

qui da gittare, e far fine al cammino,

e quelle grazie con efietto pieno,

che render dee il grato pellegrino,

a chi guidati n'ha qui rendereno;

e sopra il lito, ch'ora n'è vicino,

le debite ghirlande e gli altri onori

porremo al legno delli nostri amori.

Poi tu, posata alquanto, te n'andrai

alla donna gentil della mia mente:

oh, te felice che la vederai

quel ch'io non posso far, lasso dolente!

E come tu nelle sue man sarai

con festa ricevuta, umilemente

mi raccomanda all'alta sua virtute,

la qual sola mi può render salute.

E nell'abito appresso lagrimoso

nel qual tu se', ti priego le dichiari

negli altrui danni il mio viver noioso,

li guai e li sospiri e' pianti amari

ne' quali stato sono e sto doglioso,

poi che de' suoi begli occhi i raggi chiari

mi s'occultaron per la sua partenza,

ché lieto sol vivea di lor presenza.

Se tu la vedi ad ascoltarti pia

nell'angelico aspetto punto farsi,

o sospirar della fatica mia

priegala quanto puoi che ritornarsi

omai le piaccia, o comandar che via

da me l'anima deggia dileguarsi,

per ciò che dove ch'ella ne deggia ire,

me' che tal vita m'è troppo il morire.

Ma guarda che così alta ambasciata

non facci sanza Amor, ché tu saresti

per avventura assai male accettata,

ed anche ben sanza lui non sapresti;

se seco vai, sarai, credo, onorata.

Or va', ch'io priego Apollo che ti presti

tanto di grazia ch'ascoltata sii,

e con risposta lieta a me t'invii.