PARTE NONA
Sogliono i lieti tempi esser cagione
di dolci versi, canzon mia pietosa,
ma te nella mia grave afflizione
ha tratto amor dell'anima dogliosa
contra natura, né ne so ragione
se non venisse da virtù nascosa,
spirata e mossa dal sommo valore
di nostra donna nel trafitto core.
Costei, sì com'io so, ché spesso il sento,
mi può far nulla e molto da più fare
che io non sono, e quinci l'argomento
della cagion del tuo lungo parlare
credo che nasca, ed io me ne contento
che più da ciò che dalle doglie amare
venuto sia; ma che che si sia stato,
noi siamo al fine da me disiato.
Noi siam venuti al porto, il qual cercando
ora fra scogli ed or per mare aperto,
con zefiro e con turbo navigando,
andati siam, seguendo per lo 'ncerto
pelago l'alta luce e 'l venerando
segno di quella stella, che esperto
fa ogni mio pensiero al fin dovuto,
e fé poi che da me fu conosciuto.
Estimo dunque che l'ancore sieno
qui da gittare, e far fine al cammino,
e quelle grazie con efietto pieno,
che render dee il grato pellegrino,
a chi guidati n'ha qui rendereno;
e sopra il lito, ch'ora n'è vicino,
le debite ghirlande e gli altri onori
porremo al legno delli nostri amori.
Poi tu, posata alquanto, te n'andrai
alla donna gentil della mia mente:
oh, te felice che la vederai
quel ch'io non posso far, lasso dolente!
E come tu nelle sue man sarai
con festa ricevuta, umilemente
mi raccomanda all'alta sua virtute,
la qual sola mi può render salute.
E nell'abito appresso lagrimoso
nel qual tu se', ti priego le dichiari
negli altrui danni il mio viver noioso,
li guai e li sospiri e' pianti amari
ne' quali stato sono e sto doglioso,
poi che de' suoi begli occhi i raggi chiari
mi s'occultaron per la sua partenza,
ché lieto sol vivea di lor presenza.
Se tu la vedi ad ascoltarti pia
nell'angelico aspetto punto farsi,
o sospirar della fatica mia
priegala quanto puoi che ritornarsi
omai le piaccia, o comandar che via
da me l'anima deggia dileguarsi,
per ciò che dove ch'ella ne deggia ire,
me' che tal vita m'è troppo il morire.
Ma guarda che così alta ambasciata
non facci sanza Amor, ché tu saresti
per avventura assai male accettata,
ed anche ben sanza lui non sapresti;
se seco vai, sarai, credo, onorata.
Or va', ch'io priego Apollo che ti presti
tanto di grazia ch'ascoltata sii,
e con risposta lieta a me t'invii.