PARTE SECONDA

By Giuseppe Giusti

Lì tra le giovani

nuore slombate,

e tra le suocere

rintonacate;

tra diplomatiche

giubbe e rabeschi,

e croci e dondoli

ciarlataneschi;

veggo l'antitesi

di quattro o sei

eterogenei

grugni plebei.

A me che ho reproba

la fantasia

per democratica

monomania,

piacque lo scandalo

dei dommi infranti

in quel blasonico

Santo dei Santi;

ma poi ficcandomi

là tra le spinte,

mi stomacarono

tre laide grinte.

Una è crisalide

d'un quondam frate:

oggi per celia

si chiama abate;

ma non ha cherica,

non ha collare;

devoto al pentolo

più che all'altare.

Caro ai gastronomi

per dotta fame;

temuto e celebre

per fama infame,

narrando cronache

e fatterelli,

magagne e debiti

di questi e quelli;

compra se biasima,

vende se loda,

e per salario

lecca la broda.

Gratificandosi

fanciulle e spose,

gioca per comodo;

e mamme uggiose

e paralitici

irchi divaga;

ruba, fa ridere,

perde e non paga.

È l'altro un nobile

tinto d'ieri,

re cristianissimo

de' re banchieri.

Scansando il facile

prete e la scure,

già dilettavasi

di basse usure:

oggi sollecito

d'illustri prese,

sdegnando l'obolo

camaldolese,

nel nobil etere

sorse veloce,

e al paretaio

piantò la croce.

Come putredine

che lenta lenta

strugge il cadavere

che l'alimenta,

e propagandosi

dai corpi infermi

par che nel rodere

s'attacchi ai vermi;

così la rancida

muffa patricia,

da illustri costole

senza camicia

spinte dal debito

allo spedale,

s'attacca all'ordine

della cambiale;

e già ripopola

corti e casini

una colonia

di scortichini.

Di quei Lustrissimi

l'odio sommesso

lo scansa e inchinasi

nel tempo istesso;

ed ei burlandosi

d'odii e d'onori,

conta e girondola

tra i debitori.

Il terzo è un profugo,

perseguitato

peggio d'un utile

libro stampato

senza le barbare

al birro e al clero

gabelle e decime

sopra il pensiero.

Ferito a Rimini,

quest'infelice

scappò di carcere

(almen lo dice);

errò famelico,

strappato ed egro;

si sogna il boia,

ma dorme allegro.

O della patria

sinceri figli,

degni d'un secolo

che non sbadigli!

Con voi, magnanimi,

non entri in lega

chi del patibolo

si fa bottega.

Come Alcibiade

variando norme,

questo girovago

proteiforme,

trasfigurandosi,

tende la rete;

a Londra è un esule,

a Roma è prete.

Briaco a tavola

co' ciambellani,

ai re fa brindisi

oggi; domani

vien meco, e recita

O Italia mia!

Le birbe inventano

che fa la spia.