PARTE TERZA

By Giuseppe Giusti

Ad una tisica

larva sdentata,

ritinto giovane

di vecchia data,

che stava in bilico

biasciando in mezzo,

di quel miscuglio

mostrai ribrezzo.

Oggi che a miseri

nomi ha giovato

la trascuraggine

del tempo andato,

e si perpetua

ogni genia

per gran delirio

d'epigrafia;

mi scusi l'epoca

se anch'io m'induco

al panegirico

di questo ciuco.

Nacque anno domini

ricco e quartato;

morto di noia

dov'era nato,

per controstimolo

corse oltremonte:

di là, versatile

camaleonte,

tornò, mirabile

di pellegrini

colori, e al solito

finì i quattrini.

E adesso ai tartari

Cresi cucito,

ombra patrizia

tutta appetito,

ripappa gli utili

nel piatto altrui

del patrimonio

pappato a lui.

Costui negli abiti

strizzato e monco,

si stira, s'agita,

si volta in tronco:

e con ironica

grazia scortese,

nel suo frasario

mezzo francese,

disse: — Eh goffaggini!

State a vedere,

e divertitevi:

col forestiere

che spende, e in seguito

ci rece addosso,

bisogna mungere

e bever grosso.

Po' poi, le nenie

messe da banda,

cos'è l'Italia?

è una locanda.

L'oste non s'occupa

di far confronti;

i galantuomini

gli tasta ai conti:

e fama, credito,

onore, insomma,

son cose elastiche

come la gomma.

Certo, le topiche

zucche alla grossa,

col mal di patria

fitto nell'ossa;

un malinconico,

legato al fare

e alla grammatica

della comare,

vi cita il genio,

l'arti, la storia...

Tutti cadaveri

buona memoria.

Io tiro all'ostriche,

né mi confondo.

Sapete il conio

che corre al mondo?

Franchezza, spirito,

e tirar via:

il resto, è classica

pedanteria. —

Io, che spessissimo

mi fo melare

per vizio inutile

di predicare,

punto nel tenero,

risposi: — È vero,

questo è l'ergastolo

del globo intero.

Se togli un numero

di pochi onesti

che vanno e vengono

senza pretesti,

nella penisola

tira a sboccare

continuo vomito

d'alpe e di mare.

Piòvono e comprano

gli ossequi istessi

banditi anonimi,

serve e re smessi;

a cui confondersi

col canagliume

non è che un cambio

di sudiciume.

A questa laida

orda e marame

di conti aerei,

d'ambigue dame

irte d'esotica

prosopopea,

noi vili e stupidi

facciam platea:

e un nome vandalo

in offe e in iffe,

ci compra l'anima

con un rosbiffe —.

— Eh via, son fisime

di testa astratta, —

riprese il martire

della cravatta:

son frasi itteriche

del pregiudizio:

bella! ha gli scrupoli!

Oh! addio, novizio —.

E presa l'aria

dell'uomo avvezzo,

andette a bevere

tutto d'un pezzo.