PARTE TERZA
Ad una tisica
larva sdentata,
ritinto giovane
di vecchia data,
che stava in bilico
biasciando in mezzo,
di quel miscuglio
mostrai ribrezzo.
Oggi che a miseri
nomi ha giovato
la trascuraggine
del tempo andato,
e si perpetua
ogni genia
per gran delirio
d'epigrafia;
mi scusi l'epoca
se anch'io m'induco
al panegirico
di questo ciuco.
Nacque anno domini
ricco e quartato;
morto di noia
dov'era nato,
per controstimolo
corse oltremonte:
di là, versatile
camaleonte,
tornò, mirabile
di pellegrini
colori, e al solito
finì i quattrini.
E adesso ai tartari
Cresi cucito,
ombra patrizia
tutta appetito,
ripappa gli utili
nel piatto altrui
del patrimonio
pappato a lui.
Costui negli abiti
strizzato e monco,
si stira, s'agita,
si volta in tronco:
e con ironica
grazia scortese,
nel suo frasario
mezzo francese,
disse: — Eh goffaggini!
State a vedere,
e divertitevi:
col forestiere
che spende, e in seguito
ci rece addosso,
bisogna mungere
e bever grosso.
Po' poi, le nenie
messe da banda,
cos'è l'Italia?
è una locanda.
L'oste non s'occupa
di far confronti;
i galantuomini
gli tasta ai conti:
e fama, credito,
onore, insomma,
son cose elastiche
come la gomma.
Certo, le topiche
zucche alla grossa,
col mal di patria
fitto nell'ossa;
un malinconico,
legato al fare
e alla grammatica
della comare,
vi cita il genio,
l'arti, la storia...
Tutti cadaveri
buona memoria.
Io tiro all'ostriche,
né mi confondo.
Sapete il conio
che corre al mondo?
Franchezza, spirito,
e tirar via:
il resto, è classica
pedanteria. —
Io, che spessissimo
mi fo melare
per vizio inutile
di predicare,
punto nel tenero,
risposi: — È vero,
questo è l'ergastolo
del globo intero.
Se togli un numero
di pochi onesti
che vanno e vengono
senza pretesti,
nella penisola
tira a sboccare
continuo vomito
d'alpe e di mare.
Piòvono e comprano
gli ossequi istessi
banditi anonimi,
serve e re smessi;
a cui confondersi
col canagliume
non è che un cambio
di sudiciume.
A questa laida
orda e marame
di conti aerei,
d'ambigue dame
irte d'esotica
prosopopea,
noi vili e stupidi
facciam platea:
e un nome vandalo
in offe e in iffe,
ci compra l'anima
con un rosbiffe —.
— Eh via, son fisime
di testa astratta, —
riprese il martire
della cravatta:
son frasi itteriche
del pregiudizio:
bella! ha gli scrupoli!
Oh! addio, novizio —.
E presa l'aria
dell'uomo avvezzo,
andette a bevere
tutto d'un pezzo.