Per bella donna ch'uccellava con archibugio

By Girolamo Fontanella

Lascia il bellico arnese,

Che vibra in aria impetuoso il foco;

Ch'è fierezza e non gioco

Far bella donna agli augelletti offese.

Troppo ruvida parme

Per le tue man tal arme:

Altri il piombo tonante in guerra scocchi,

Fulmina tu con gli occhi;

Con armi di beltà pugna nel campo,

E d'Amor, non di Marte esca il tuo lampo.

Trema l'orrida selva

D'ogni tuo colpo al rimbombar feroce.

Corre tosto veloce

Ad intanarsi ogni romita belva.

Pavido e timidetto

Fugge il pinto augelletto;

E fassi in cieco orror l'aria fumante.

Pallido e tremolante

Si scote il ramo et ogni fronda insieme,

La foresta rimbomba e l'antro freme.

Ahi, quanto fu crudele

Chi da prima turbò la pace amata

De la famiglia alata,

Che l'aria intuona ancor d'alte querele!

Pura, schietta e sincera

È la pennuta schiera:

Far non potea fra noi l'alma Natura

Più leggiadra fattura;

Ha di mille color pinte le membra,

Et al volo et al canto angelo assembra.

Al crudel non bastava

La balestra, la rete, il laccio e 'l visco,

Se con aperto risco

Battaglia a lui di foco ancor non dava.

Vibrar fulmine ardente

Contro spirto innocente,

Ch'altro non fa che dilettar col pianto;

Troncarli il dolce canto,

Fermarli il volo et impedirli il fiato,

Fu di barbara prova atto spietato.

Vada ai campi di Marte,

Non ai boschi a sfogar l'ira omicida;

Ai tumulti, a le strida,

A le risse, a le furie usi tal arte.

Contro barbari tetti,

Contro gelidi petti

Opri i fulmini suoi l'empio guerriero;

Là rigido, là fiero

Faccia dal ferro suo volar la morte;

A chi pace desia, guerra non porte.

Pera il crudo alemanno,

Che dal concavo bronzo, autor maligno,

Trovò l'infame ordigno,

Ch'è tanto al mondo apportator di danno:

Crudo ingegno, empia mano

Ebbe l'uomo inumano,

Ch'imitando dapoi l'infame esempio,

Forò, perverso et empio,

Il crudo ferro, e con virtù tiranna

Fe' rimbombar la temeraria canna.

Ah, sofferir può Giove,

Quando ascolta là su l'alto rimbombo

Del fulminante piombo,

E non punir sì scelerate prove?

Come può senza sdegno

Guardar da l'alto regno

De l'ardito guerrier l'infame orgoglio,

E dal superbo soglio

Del suo stellato e luminoso trono

Non fulminar l'imitator del tuono?

Deh, se 'l Re de le stelle

Scagliò da l'alto Olimpo armi tonanti

Contro i fieri Giganti,

E la rocca espugnò ch'alzò Babelle,

Fulmini ancor l'infame,

Ch'insidiose trame

Con quest'arme crudel nel mondo adopra!

Cessasse almen di sopra

Giove coi tuoni suoi di farne guerra,

Or ch'i fulmini suoi vibra la terra.

E se punìo dal cielo

Il rapitor de la celeste face,

Punisca ancor l'audace

Che vibra a' danni altrui sì crudo telo.

Filli, a te sol perdoni,

Che se col ferro tuoni,

E le fere uccidendo intorno vai,

Dolce morir le fai;

E per farsi in bocca tua esca gradita,

Stima dolce ogni augello uscir di vita.