PER COMINCIARE
By Emilio Praga
Spesso una voce incognita
mi dice: o giovinetto,
perché dolente hai l'anima,
e pallido l'aspetto?
Di desiderii inutili,
oh, non ascolta il grido;
l'aura che vien dagli uomini,
amico, è un verbo infido!
L'aura che vien dagli uomini,
dice l'amica voce,
ti segnerà benevola
di canizie precoce;
tienti i tuoi canti, o giovine,
vivi nel lieto oblio;
non valgon templi olimpici
un tugurio natio.
A te divine musiche
cantano i tuoi vent'anni,
rose educâr le lagrime
dei primi disinganni;
del bisogno la maglia
non ti comprime il cuore,
che eterna, puro e vergine,
l'inno del primo amore.
Ah! chiudi le domestiche
pareti, o giovinetto:
sul nido tuo non aliti
l'aura del mondo infetto,
bevi in pace e in silenzio
al tuo nappo dorato;
là fuor de' tuoi carnefici
Echeggia l'ululato!
Bevi al tuo nappo e i cantici
svolgi che il ciel ti spira,
ma sia sommesso ed umile
il suon della tua lira,
nessun s'arresti a coglierne
le note alle tue soglie:
presto si muor la mammola
se al margin suo si toglie.
Guarda la folla, o giovine!
È una stoltezza o un fallo
là, fra i curvi che incensano
l'ara del dio metallo,
ogni altro culto; e copresi
di sogghigni immortali
chi, col fango battendosi,
tenta di metter l'ali.
Come il selvaggio, indocile
del prete alle parole,
del suo Cristo beffavasi
e gli additava il Sole,
così, se canti i palpiti
di un'alma ardente o stanca,
costor dinnanzi spièganti
un biglietto di banca!
Bevi al tuo nappo, e i cantici
svolgi che il ciel ti spira,
ma sia sommesso ed umile
il suon della tua lira;
nessun s'arresti a coglierne
le note alle tue soglie;
presto si muor la mammola
se al margin suo si toglie.
Queste son ciarle arcadiche,
larve di capo astratto,
e il libro mio testifichi
ch'io non ci credo affatto:
schiusi la porta: e agli uomini,
girovago cantore,
vengo a tentar di scuotere
l'eco assopita in cuore.
Forse i vent'anni ingannano,
e la voce ha ragione:
ma infin, pensare e scrivere
è una cattiva azione?
Nemico all'ozio ignobile,
dell'arte innamorato,
perché, campione inutile,
lascerò lo steccato?
Della prima battaglia
è il giorno! io mi ci affido...
ma i versi miei svolazzano
deboli ancor dal nido;
incensi e allòr non vogliono,
sol temono le spine...
dateci un fiore, è lauro
che ben s'acconcia al crine!
Al solitario e povero
fanciul della Savoia,
che nei caffè le veglie
dei cittadini annoia,
se alcun, pietoso, un'arida
lode gli versa in core,
che avvivi il ritmo flebile
di una stilla d'amore;
scintillar vedi i timidi
occhi del poverino,
e dimenar più rapido
l'arco del suo violino;
la fame allor dimentica,
oblia la lontananza,
e nel petto gli cantano
la fede e la speranza!