PER GIOVANETTA CHE VA SPOSA AL BRASILE

By Niccolò Tommaseo

Fuggi le tane aurate

di mal domate belve,

e del lontan Brasile

nelle profonde selve

ricóvrati, o gentile.

Rocce vedrai vestite

di pendenti ghirlande,

lussureggiar le lande,

l'isole, le convalli,

di verdeggianti vite;

e il molto fior ch'estolle

le odorate corolle

sui fuggenti cristalli;

e in bianchi e in bruni e in gialli

ed in color di rose

le austere arbori annose

gioir di ricco aprile.

Non pensata vedrai

varietà d'odori,

di bellezze, d'amori:

e in tirso, in ondeggiante

nastro, in racemi, in gai

festoni, in lunghe spire

conserti i fior' venire;

e l'ellera gigante;

e, più d'alpine piante

un arboscel sublime,

fletter le lente cime

a grande arco simìle.

Il margine a' ruscelli,

quasi un fiorito calle,

alianti farfalle

fitto ingemmar vedrai:

di sconosciuti uccelli

forti e soavi note

errar di selve ignote

per l'ampia pace udrai.

Di verdi e aurati rai,

in nuova guisa ardenti,

stellar l'ombre lucenti

la luccioletta umìle.

Felice l'uom che intese

la sapiente e pura

tua voluttà, Natura!

L'arte strisciando in nodi

di serpe a noi s'apprese;

ai mollemente fieri

tormentosi piaceri,

ai lenti dubbi, agli odî

freddi, alle dotte frodi

gli arguti ingegni aprìa;

di sante li vestìa

rabbie, e d'audacia vile.

Ahi, tutti schiavi e tutti

noi siam selvaggi ancora.

L'uomo il vicino ignora;

e ne' fraterni guai

non sente i proprii lutti.

Di Cristo il sangue in questa,

mal nota ancor, foresta

non è piovuto assai.

Oh Padre, e quando mai

la potestà del brando

sarà finita? E quando

saremo un solo ovile?